Retina e macula · Milano

Iniezioni intravitreali.
Il farmaco dove serve.

Nelle maculopatie essudative e nell'edema maculare il farmaco viene portato direttamente dentro l'occhio, dove deve agire. La procedura dura pochi minuti, non fa male, e il vero tema non è l'iniezione: è la costanza. Il Dott. Luca Pagano le esegue a Milano, presso l'Istituto Clinico Humanitas.

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In breve

Le iniezioni intravitreali in trenta secondi

In alcune malattie della retina i vasi diventano permeabili e lasciano uscire liquido, oppure ne crescono di nuovi e anomali sotto la macula. Il risultato è un edema che deforma la parte centrale della retina: le linee dritte appaiono ondulate e la visione centrale si annebbia.

I farmaci che bloccano questo processo — gli anti-VEGF, e in casi selezionati i cortisonici a lento rilascio — non arriverebbero alla retina se somministrati per bocca. Vengono quindi iniettati direttamente nel vitreo, con un ago sottilissimo, in condizioni di sterilità. La procedura dura pochi minuti e si esegue in anestesia topica. Il punto critico non è l'iniezione: è non saltare i controlli, perché l'effetto del farmaco dura settimane e la malattia riprende quando finisce.

Le indicazioni

Quando servono

Maculopatia essudativa

La forma “umida” della degenerazione maculare legata all'età: sotto la macula crescono vasi anomali che perdono liquido e sangue. È l'indicazione più frequente, e la più sensibile ai tempi.

Edema maculare diabetico

Nel diabete i capillari retinici diventano permeabili e la macula si imbibisce. Il trattamento va sempre affiancato al controllo di glicemia e pressione.

Occlusioni venose retiniche

Quando una vena si ostruisce, il sangue ristagna e la macula si gonfia. Le iniezioni riducono l'edema e recuperano la visione centrale.

Miopia patologica

Nelle miopie molto elevate possono comparire neovasi sotto la macula: in genere richiedono meno iniezioni delle altre forme.

Altre forme di edema

Edema maculare post-chirurgico o infiammatorio, in cui spesso si preferiscono i cortisonici agli anti-VEGF.

Quando invece non servono

Nella maculopatia “secca”, che è la forma più comune, le iniezioni anti-VEGF non hanno indicazione. Distinguere le due forme è il primo passo.

I segnali

Quando non aspettare

Nelle maculopatie essudative il tempo è la variabile che pesa di più sul risultato finale: la retina danneggiata a lungo dall'edema non recupera del tutto. Questi sono i sintomi che meritano un controllo in pochi giorni, non fra qualche mese.

Linee ondulate
Gli stipiti delle porte, le piastrelle, le righe del quaderno appaiono storte (metamorfopsie)
Macchia centrale
Una zona sfocata o scura proprio al centro, che non si sposta guardando altrove
Le lettere saltano
Leggere diventa faticoso perché mancano pezzi di parola
I colori sbiadiscono
Percezione alterata dei colori e delle dimensioni degli oggetti da un occhio

Un consiglio pratico che vale più di molte spiegazioni: controlla un occhio per volta, coprendo l'altro. La visione binoculare compensa così bene che una maculopatia iniziale in un occhio può passare inosservata per mesi. La griglia di Amsler, che si può usare a casa in dieci secondi, serve esattamente a questo.

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La procedura

Come si svolge

È la parte che preoccupa tutti e che quasi sempre risulta molto più semplice del previsto. L'iniezione si esegue in ambiente sterile, con l'occhio anestetizzato con gocce e tenuto aperto da un divaricatore: non si può chiudere l'occhio né muoverlo per sbaglio, ed è il motivo per cui la manovra è sicura anche in chi è molto teso.

Anestesia
Topica, solo gocce · l'ago è sottilissimo e la puntura non si percepisce come dolore
Durata
L'iniezione in sé dura pochi secondi · l'intera seduta pochi minuti
Preparazione
Disinfezione con iodopovidone, telino sterile e divaricatore palpebrale
Dopo
Si torna a casa subito · possibile qualche corpo mobile e un'area rossa sulla sclera
Ripresa
Attività normali il giorno stesso · niente piscina e niente occhi strofinati per qualche giorno
Controllo
OCT maculare a ogni ciclo, per misurare la risposta e decidere l'intervallo successivo
Il punto che conta davvero

Non è un'iniezione: è un percorso

Questa è la cosa che vale la pena capire prima di cominciare, perché è dove si gioca il risultato. Il trattamento inizia quasi sempre con una fase di carico — in genere tre iniezioni ravvicinate, una al mese — che serve ad asciugare la retina. Da lì in poi si passa al mantenimento, e l'obiettivo diventa trovare l'intervallo massimo a cui il tuo occhio resta asciutto.

L'approccio che uso è il treat and extend: si allunga progressivamente la distanza fra un'iniezione e l'altra finché l'OCT resta pulito, e la si riaccorcia se ricompare liquido. Il vantaggio è che si fanno solo le iniezioni necessarie, senza aspettare che la malattia si riattivi per accorgersene — perché ogni riattivazione lascia qualcosa.

Il motivo per cui insisto su questo è semplice: la prima causa di risultato deludente non è il farmaco, sono le iniezioni saltate. Le vacanze, un ricovero per altro, un periodo difficile: gli intervalli si allungano da soli e la retina se ne accorge. Se sai già che avrai un periodo scoperto, dirlo prima permette di riorganizzare il calendario invece di subirlo.

Quello che va detto

Rischi e segnali d'allarme

Gli effetti più comuni sono banali e transitori: un'area rossa sulla sclera nel punto dell'iniezione, un fastidio simile a un granello di sabbia per qualche ora, e la comparsa di corpi mobili che si riducono nel giro di giorni. Può esserci un rialzo pressorio transitorio subito dopo.

Il rischio serio, per quanto raro, è l'endoftalmite — un'infezione dentro l'occhio. Si riconosce perché nei giorni successivi all'iniezione compaiono dolore crescente, occhio molto arrossato e calo netto della vista. Non è il fastidio del giorno stesso: è un quadro che peggiora invece di migliorare.

In quel caso si va al pronto soccorso oftalmico in giornata, senza attendere il controllo programmato. Trattata subito si risolve; attesa, no. È la sola cosa di questa pagina che chiedo di ricordare.

Con i cortisonici a lento rilascio esistono inoltre due effetti attesi e gestibili: un possibile aumento della pressione oculare, che si controlla, e l'accelerazione della cataratta, che quando arriva si opera normalmente.

Dove

Dove si eseguono

Le iniezioni intravitreali richiedono un ambiente sterile dedicato e si eseguono presso l'Istituto Clinico Humanitas, a Milano. La valutazione iniziale — con OCT maculare e, quando serve, fluorangiografia o angio-OCT — stabilisce quale sia la diagnosi esatta, se le iniezioni siano indicate e con quale farmaco iniziare.

Se arrivi con una diagnosi già fatta altrove, porta tutti gli OCT precedenti: in queste malattie la sequenza delle immagini nel tempo dice molto più di un singolo esame, e permette di capire subito se il trattamento in corso sta funzionando o se l'intervallo va accorciato.

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Domande frequenti

Le domande che mi fanno sempre

No, ed è la sorpresa più frequente. L'occhio viene anestetizzato con gocce e l'ago è sottilissimo: la maggior parte delle persone riferisce una sensazione di pressione più che di puntura. Il fastidio, quando c'è, arriva nelle ore successive ed è simile a un granello di sabbia, per via del disinfettante. Muovere l'occhio o chiudere la palpebra non è possibile: la palpebra viene tenuta aperta da un piccolo divaricatore e ti viene chiesto di guardare in una direzione precisa mentre l'iniezione viene eseguita, in pochi secondi. È proprio questo dispositivo a rendere la manovra sicura anche in chi è molto teso.
Non c'è un numero prestabilito. Si comincia in genere con una fase di carico di tre iniezioni mensili e si prosegue con il mantenimento, allungando progressivamente l'intervallo finché la retina resta asciutta. Alcune persone arrivano a poche iniezioni l'anno, altre necessitano di intervalli più brevi: lo dice l'OCT, non il calendario. Non vanno necessariamente fatte per sempre. In molte persone gli intervalli si allungano progressivamente e in alcune il trattamento si sospende, restando in osservazione. In altre serve continuare a lungo. Quello che non cambia è la necessità dei controlli con OCT: sono loro a dire se e quando si può diradare.
Dipende da quanto tempo la macula è rimasta gonfia. Trattata presto, la visione centrale spesso migliora in modo significativo; trattata tardi, il trattamento riesce a fermare il peggioramento più che a restituire quello che c'era. È il motivo per cui davanti a linee ondulate o a una macchia centrale il controllo va fatto in pochi giorni. Saltare un'iniezione ha un costo. L'effetto del farmaco dura settimane: quando finisce, la malattia riprende. Una riattivazione lascia quasi sempre un po' di danno che non si recupera, ed è per questo che le iniezioni saltate — non il farmaco scelto — sono la prima causa di risultato deludente. Se prevedi un periodo scoperto, dillo prima: il calendario si riorganizza.
Si riprendono le normali attività lo stesso giorno. Nelle prime ore la vista può essere un po' velata dal disinfettante e possono comparire corpi mobili, quindi conviene farsi accompagnare per il rientro. Per qualche giorno si evitano piscina, ambienti polverosi e soprattutto lo sfregamento dell'occhio. Si torna subito in caso di dolore crescente, occhio molto arrossato e calo netto della vista nei giorni successivi all'iniezione: un quadro che peggiora invece di migliorare. Sono i segni possibili di un'endoftalmite, complicanza rara ma seria, e vanno portati al pronto soccorso oftalmico in giornata. Trattata subito si risolve.

Sulle maculopatie il tempo è parte della cura.

Se vedi le linee ondulate o una macchia al centro, chiudi un occhio per volta e controlla. Una valutazione con OCT maculare stabilisce in pochi minuti di che cosa si tratta e se serve iniziare. Porta con te tutti gli esami precedenti.

Il Dott. Luca Pagano è responsabile del Centro Cornea e Trapianti di Cornea di Humanitas, a Milano, e opera presso l'Istituto Clinico Humanitas. Dal 2023 è inoltre tra i responsabili dei programmi Humanitas di chirurgia della cataratta con lenti premium e di chirurgia refrattiva.

È Fellow of the European Board of Ophthalmology (FEBO), docente di Humanitas University e autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche peer-reviewed, con un h-index di 17.

Chi sono →

Per approfondire: Retina e macula: il percorso di cura · Degenerazione maculare legata all’età · Retinopatia diabetica

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