Ti sei operato col laser.
Ora tocca alla cataratta.
Un occhio già trattato con LASIK, PRK o SMILE si opera di cataratta come tutti gli altri. Cambia una cosa sola, ed è quella che decide il risultato: il calcolo della lente da impiantare.
La cornea non è più
quella di prima.
Per scegliere la lente intraoculare da impiantare durante l'intervento di cataratta serve misurare l'occhio e prevedere come si comporterà dopo. Le formule di calcolo che tutti usiamo sono costruite su cornee mai operate: stimano la curvatura della faccia posteriore della cornea a partire da quella anteriore, perché nelle cornee normali il rapporto fra le due è prevedibile.
Il laser refrattivo rompe quel rapporto: assottiglia la cornea davanti e lascia la faccia posteriore com'era. Da lì in poi la stima non vale più, e l'errore non è casuale — è sistematico. Dopo un trattamento per miopia il calcolo tende a sottostimare la potenza della lente, e il risultato è un occhio che resta ipermetropico: vede meno nitido da lontano proprio di quanto ci si aspettava.
È un problema che riguarda una generazione intera. Chi si è tolto gli occhiali con il laser tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila sta arrivando adesso all'età della cataratta.
Non una formula.
Tutte quelle disponibili.
In questi occhi non esiste una formula che sia sempre la migliore: ognuna si comporta meglio in certi intervalli e peggio in altri. Per questo non ne scelgo una. Utilizzo il calcolatore ESCRS, che riunisce le formule di calcolo più recenti — Barrett Universal II, Kane, EVO, Hill-RBF, Cooke K6, Hoffer QST, PEARL-DGS — insieme alle formule dedicate agli occhi post-refrattivi, e medio i risultati di tutte le formule applicabili a quel caso.
Mediare non è un compromesso: è il modo documentato di ridurre la dispersione quando nessun singolo metodo è affidabile da solo. Quando le formule concordano, la previsione è solida. Quando divergono, quella divergenza è essa stessa un'informazione — e va detta al paziente prima dell'intervento, non dopo.
Con i vecchi dati,
o senza.
Se hai i dati del laser
È la condizione migliore. Conoscere la refrazione che avevi prima del trattamento e l'entità della correzione eseguita apre l'accesso a un gruppo di formule che senza quei dati non si possono usare. Più formule applicabili significa una media costruita su più stime indipendenti, quindi più stabile.
Se non li hai
Si procede lo stesso. Esistono formule pensate esattamente per questo: ricostruiscono il trattamento pregresso partendo dalle sole misure attuali dell'occhio. Sono la maggior parte dei casi che vedo — dopo vent'anni quasi nessuno ha conservato la documentazione — e non sono un ripiego.
Cosa portare in visita, se lo trovi: la cartella o il referto del trattamento laser, la refrazione precedente all'intervento (i vecchi occhiali vanno bene come indizio), il nome del centro e l'anno. Anche un solo dato aiuta.
Le multifocali
vanno valutate meglio.
Chi si è operato col laser da giovane, spesso, non vuole tornare a portare gli occhiali. È una richiesta legittima, e in molti casi si può fare — ma in questi occhi l'indicazione a una lente multifocale va posta con più attenzione che in un occhio vergine, per due ragioni che si sommano: una cornea trattata ha un profilo di aberrazioni diverso, e il margine di errore del calcolo è più ampio.
La decisione arriva dopo aver studiato la superficie corneale con topografia e tomografia, non prima. In alcuni casi la scelta migliore è una lente monofocale con un obiettivo refrattivo ben scelto, che dà una qualità visiva superiore a una multifocale forzata. Quando invece la cornea è regolare e il calcolo converge, la lente premium è un'opzione concreta.
Cornea e cristallino
nella stessa mano.
Questi casi stanno nel punto in cui due specialità si incontrano: servono la competenza corneale per interpretare una cornea alterata e quella del cristallino per tradurla in un calcolo. Di norma appartengono a chirurghi diversi. Sono responsabile del Centro Cornea e Trapianti di Cornea dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas e sono tra i responsabili del programma di chirurgia della cataratta con lenti premium: gli occhi già operati di laser, le cornee irregolari e i casi in cui le due cose si intrecciano sono una parte consistente di quello che faccio ogni settimana.
Le domande
che mi fanno più spesso.
Posso operarmi di cataratta se ho già fatto il laser?
Sì. Il laser non impedisce l'intervento di cataratta e non lo rende più rischioso. Cambia il calcolo della lente, non la chirurgia.
Servono i dati del laser fatto anni fa?
Aiutano ma non sono indispensabili: alcune formule si possono usare solo con quei dati, altre ricostruiscono il trattamento dalle misure attuali.
Che precisione posso aspettarmi?
Inferiore a quella di un occhio mai operato: è un dato noto in letteratura e lo dico prima, non dopo. Mediare più formule riduce la dispersione, non la azzera. Per questo l'obiettivo refrattivo si concorda insieme.
E se dopo l'intervento resta un difetto residuo?
Si valuta a distanza, quando la refrazione è stabile. A seconda del caso le strade sono occhiali leggeri, un ritocco laser di superficie o, raramente, la sostituzione della lente. Se ne parla prima dell'intervento, come di una possibilità prevista.
Ti sei operato col laser
e ora vedi appannato?
Una valutazione completa stabilisce se si tratta di cataratta e, se sì, come impostare il calcolo della lente nel tuo caso. Porta con te i dati del laser, se li hai conservati.