Cornea · Trapianto di endotelio

DMEK: il trapianto
più sottile del mondo.

Per la distrofia di Fuchs e lo scompenso corneale, la DMEK sostituisce solo lo strato più interno della cornea — 15 micron di spessore. Recupero visivo in 2 settimane, senza suture, con rischio di rigetto inferiore all'1%.

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In breve

Che cos'è la DMEK

La DMEK (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty) è la forma più avanzata di trapianto di cornea selettivo. Viene trapiantato solo lo strato più interno della cornea — la membrana di Descemet con il suo endotelio — uno strato di circa 15 micron (0,015 mm). È indicata per le distrofie endoteliali, prima fra tutte la distrofia di Fuchs. La lamella è tenuta in sede da una bolla di gas, senza alcuna sutura.

Trapianto endoteliale DMEK · in 4 passaggi
Quando serve

Quando le cellule
endoteliali si deteriorano.

L'endotelio corneale è uno strato di cellule sulla faccia interna della cornea che la mantiene trasparente, pompando fuori l'acqua che tende ad accumularsi. Queste cellule non si rigenerano: quando si riducono sotto una soglia critica, la cornea si gonfia e diventa opaca.

Le cause principali sono la distrofia di Fuchs (la più comune — genetica, bilaterale, progressiva) e il danno endoteliale da precedenti interventi oculari.

Sintomi tipici: visione offuscata al mattino che migliora nel corso della giornata, sensazione di "occhio velato", fotofobia, aloni attorno alle luci. Nei casi avanzati la visione peggiora permanentemente.

Il confronto

DMEK vs trapianto tradizionale (PKP)

PKP DMEK
Tessuto trapiantatoIntera corneaSolo endotelio
SutureSì — rimovibili in anniNo
Recupero visivo12–24 mesi2 settimane – 1 mese
Rischio rigettoAltoInferiore all'1%
Qualità visivaVariabileEccellente

Il Dott. Pagano ha eseguito oltre 200 trapianti di cornea tra DALK e DMEK durante la formazione a Liverpool.

Domande frequenti

Le domande che mi fanno sempre

No. La DMEK sostituisce l'endotelio, ma nel cheratocono l'endotelio è sano: serve invece la DALK, che sostituisce lo stroma. La DMEK è per le distrofie endoteliali come la distrofia di Fuchs. Il timing è fondamentale. Nelle prime fasi dello scompenso corneale la cornea è ripiena di liquido ma il tessuto è ancora integro: se agiamo in questa fase la situazione è completamente reversibile e dopo la DMEK il paziente torna a vedere 10/10. Se aspettiamo, quel liquido innesca processi fibrotici e cicatriziali non più reversibili. Il momento ottimale è quando la qualità visiva impatta sulla vita quotidiana e i colliri ipertonici non bastano più, ben prima che la cornea cicatrizzi. Durante le visite eseguo la conta delle cellule endoteliali con il microscopio speculare per monitorare l'evoluzione.
Il lembo endoteliale non viene fissato con suture, ma mantenuto in sede da una piccola bolla d'aria iniettata nell'occhio. La bolla sale verso l'alto e, se si è sdraiati sulla schiena, preme il lembo contro la cornea favorendone l'attecchimento. Per i primi 3 giorni occorre mantenere la posizione supina per almeno 50 minuti ogni ora, anche di notte. È impegnativo, ma è il fattore che più di ogni altro determina un buon attecchimento. La bolla si riassorbe spontaneamente in qualche giorno. In una percentuale minoritaria di casi il lembo può non aderire completamente (distacco parziale). In questi casi si esegue un rebubbling: una breve procedura ambulatoriale in cui si inietta nuovamente aria per riposizionare il lembo. Non si tratta di rifare l'intervento. L'aderenza al posizionamento supino nei primi giorni è la misura più efficace per ridurre questo rischio.
Il recupero è più rapido del trapianto tradizionale, ma non immediato. Nelle prime settimane la vista è offuscata mentre il lembo si assesta. La maggior parte dei pazienti raggiunge una visione utile entro 4–6 settimane e il visus si stabilizza entro 3 mesi. La velocità dipende da quanto era compromessa la cornea: per questo è importante non aspettare troppo. Un trapianto DMEK riuscito è potenzialmente permanente, anche se le cellule endoteliali si riducono lentamente nel tempo come in ogni occhio. Il rischio di rigetto con DMEK è bassissimo, molto inferiore al PKP tradizionale (10–20%). In caso di rigetto una terapia steroidea tempestiva è spesso in grado di invertire l'episodio: per questo la compliance alla terapia cortisonica post-operatoria è fondamentale.
Sì. Quando sono presenti sia una distrofia endoteliale sia una cataratta, è possibile combinare i due interventi in un'unica seduta: rimozione della cataratta con impianto di lente intraoculare e DMEK contestuale. Questa scelta, valutata caso per caso, evita al paziente una seconda procedura.

Tornare a vedere con nitidezza.

Se soffri di distrofia di Fuchs o di uno scompenso corneale, una valutazione stabilisce se e quando la DMEK è la scelta giusta — con tempi di recupero e percorso chiari.

Il Dott. Luca Pagano è responsabile del Centro Cornea e Trapianti di Cornea di Humanitas, a Milano. Dal 2023 è inoltre tra i responsabili dei programmi Humanitas di chirurgia della cataratta con lenti premium e di chirurgia refrattiva.

Ha eseguito oltre 5.000 interventi di cataratta, più di 500 trapianti di cornea e oltre 1.000 trattamenti di cross-linking. È Fellow of the European Board of Ophthalmology (FEBO), docente di Humanitas University e autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche peer-reviewed.

Chi sono →
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“Mi sono sottoposto a un intervento DMEK all’occhio sinistro, eseguito dal Dott. Luca Pagano. L’operazione, effettuata in day hospital, è stata rapida e indolore. Dopo l’intervento sono rimasto in osservazione in ospedale per circa quattro ore, così da tutelare al meglio il risultato. Dopo tre giorni ho potuto riprendere le normali attività, seguendo con attenzione le precauzioni e le terapie indicate. A distanza di qualche settimana la vista dell’occhio operato è sensibilmente migliorata.”
Mario Quintaba · Trapianto DMEK · Agosto 2026 · Google

Per approfondire: Trapianto perforante e ritrapianto · DALK: trapianto per il cheratocono · Distrofia di Fuchs: sintomi e DMEK

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